Giu 5, 2017

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Definizione e Classificazione

Definizione e Classificazione

Cefalea significa letteralmente dolore della testa, definizione molto generica che comprende tutte le sintomatologie dolorose del capo, di variabile origine, caratteristiche, localizzazione, irradiazione. Esse possono essere espressione di problematiche locali (denti, occhi, senparanasali) o generali. Ci sono cefalee periodiche, cefalee occasionali, cefalee che possono preoccupare e altre con cui ci si abitua a volte a convivere. E opportuno rivolgersi al medico quando
la cefalea supera una determinata intensità dolorifica, o dura eccessivamente, o insorge e perdura in un soggetto che fino a quel momento non ne aveva mai sofferto. La figura del medico di famiglia in queste situazioni ha un ruolo decisamente insostituibile. La problematica del mal di testa è un grosso capitolo della medicina, data l’estrema rilevanza statistica di questo disturbo. Prima di ogni terapia bisognerebbe sempre riuscire a individuarne la vera causa, perché se la terapia non è solo sintomatica, ma va ad agire sulle cause, maggiori sono le probabilità di successo e minori le probabilità di ricadute.

A questo proposito vorrei aprire una piccola parentesi relativa al fatto che l’efficacia di una terapia complementare può essere valutata in tante maniere. A volte, naturalmente, a seconda del problema (perché non si può mai generalizzare), può anche essere sufficiente da sola. Altre volte può permettere un contenimento o una migliore
interazione col farmaco stesso. Anche una eventuale riduzione della frequenza e/o durata delle crisi e dell’intensità del dolore possono essere parametri apprezzabili per stabilire se quella terapia è o meno utile.

Di fronte a un paziente con una cefalea bisogna sempre chiedere “dove \ ossia che parte del capo interessa,”quando” insorge, se ci sono delle “modalità’che la scatenano, la aggravano e la migliorano, e poi sempre indagare su tutto l’organismo, perché molte cefalee sono legate a problemi di altri organi e apparati, problematiche della vista,
dell’apparato digerente, della colonna cervicale ecc. Spesso una cefalea non riconosce una sola causa, ma più cause o concausc interagiscono per scatenare quello che comunemente definiamo mal di testa. Il medico moderno, anche quello che opera con la medicina complementare, non deve mai dimenticare di essere a conoscenza delle principali tecniche diagnostiche strumentali o di laboratorio, campo in cui la medicina ha fatto enormi progressi, valutando l’opportunità e la necessità del loro utilizzo sempre secondo scienza e coscienza e in piena autonomia di giudizio. Accanto ai principali esami di routine (in particolare emocromo, esami del fegato, dei reni e la glicemia) proporrei una radiografìa della colonna cervicale, una visita oculistica – perché molte cefalee sono legate a problemi di rifrazione (miopia, astigmatismo, presbiopia) – una visita otorinolaringoiatrica e una odontoiatrica. Senza contare l’utilizzo ormai diffusissimo di TAC e RMN, che sono diventati esami molto facilmente accessibili e in alcuni casi – sempre previo parere medico – insostituibili. Per quanto riguarda tutte le cefalee, dobbiamo sempre chiarire quindi alcune caratterizzazioni e modalità delle stesse, perché questa sistematizzazione ci aiuta a individuarne meglio le cause, vale a dire ci interessano:
Sede: ad esempio “ho male a tutta la testa” oppure a “metà della testa”. Tipo di dolore: continuo, pulsante, come un peso, come un chiodo ecc. Aspetto del paziente: quando i sofferenti sono rossi in faccia durante la cefalea può trattarsi della cefalea degli ipertesi, ed è chiaro che in questo caso la terapia non dovrà essere solo agopunturale, ma anche necessariamente farmacologica. Da quanto tempo: dovremo insospettirci di fronte a un mal di testa che dura da
15-20 giorni in un paziente che non ne ha mai sofferto e orientarlo dall’oculista per l’esecuzione di un esame del fundus oculi o una fonometria (misurazione della pressione del liquido della camera anteriore dell’occhio) fino a una TAC cranio, mentre invece potremo stare relativamente più tranquilli se quella cefalea, per esempio, dura
da trent’anni ed è già chiaramente inquadrata dal punto di vista diagnostico. L’importante naturalmente è escludere in questi casi patologie gravi di tipo degenerativo, infiammatorio, emorragico, che richiederebbero terapie specifiche e tempestive. Dal punto di vista “topografico” (cioè della localizzazione) la casistica maggiore è
quella della cefalea emicranica e nucale. “Emicrania” significa interessamento di metà del cranio, di tutta la metà o di una sua parte, destra o sinistra.

Di fronte a un dolore di tipo emicranico dobbiamo prendere molto bene in considerazione la sua irradiazione, il tipo di dolore (per esempio acutissimo “che fa impazzire”, oppure “sordo come un peso”, fastidioso, ma riesce a stare senza prendere gli antalgici e riesce a resistere). In ogni caso, fra tutte le varie possibili classificazioni, più o meno ufficiali e omologate, questa che propongo mi sembra interessante perché coniuga le cause della cefalea con le caratteristiche del dolore.
1. Cefalee emicraniche o emicranie: di origine vascolare, il loro nome deriva dal fatto che spesso interessano metà della testa. Sono dovute a uno spasmo della muscolatura liscia dei piccoli vasi arteriosi all’interno del cranio, seguito da una vasodilatazione con trasudazione di liquido nella matrice (sostanza fondamentale del tessuto connettivo). Hanno spesso caratteristica di dolore pulsante.
2. Cefalee di tipo tensivo: hanno origine dai muscoli striati del cranio o del collo la cui iperattività incongrua protratta si associa alla produzione di acido lattico, responsabile del dolore.
3. Cefalee a grappolo: crisi di cefalea prima ravvicinate, poi gradualmente diradantesi che interessano periodi più o meno lunghi (settimane o mesi), con possibile ricorrenza stagionale.
4. Cefalea associata a trauma cranico o facciale.
5. Cefalea associata a malattie vascolari: processi di arteritc (infiammazione della parete arteriosa) che possono accompagnare alcune malattie su base immunitaria quali la panarterite nodosa e il lupus.
6. Cefalea associata a malattie all’interno del cranio ma non di tipo vascolare*, per lo più patologie infiammatorie della “dura madre” (uno dei tre foglietti meningei che sono dura madre, aracnoide e pia madre).
7. Cefalea associata all’assunzione o anche sospensione di sostanze intossicanti: alcool, tabacco, farmaci, caffè in consumatori cronici; in pratica una forma dì “sindrome da astinenza”.
8. Cefalea associata a infezioni non craniche: per liberazione di tossine da focolai infiammatori a distanza.
9. Cefalea associata a disturbi metabolici: disturbi di fegato, reni ecc.
10. Cefalea o dolori facciali associati a malattie di cranio, collo, occhi, orecchi, naso, seni paranasali, denti, bocca o altre strutture facciali o craniche.
11. Nevralgie craniche o nevriti: a) tronculari, cioè interessanti un tronco nervoso o b) da deafferentazionc nervosa (cioè dovute all’interruzione di nervi in cui decorrono anche fibre che hanno il compito di “antagonizzarc” Io stimolo doloroso).
12. Cefalea psicogena: da cause psicoemozionali, sforzo intellettuale.
13. Cefalee non classificabili o essenziali: la parola “essenziale”, usata per qualunque patologia, sta a significare la non conoscenza della causa; in questo caso il sintomo dolore diventa “l’essenza” stessa della malattia.

In base alle caratteristiche del dolore si possono distinguere anche:
1. Cefalee pulsanti, che si distinguono in della dura madre e vascolari.
2. Cefalee non pulsanti, che possono essere nevralgiche, legate a interessamento di specifici rami o tronchi nervosi e quindi aventi una caratteristica irradiazione specifica del decorso di quel nervo (sono tipiche le nevralgie del nervo trigemino, di una o più delle sue branche), oppure vertebrali, per interessamento dei rami sensitivi dei
primi nervi cervicali. Ricordo che in un nervo, paragonabile a un cavo elettrico rivestito dalla sua guaina, passano sia fibre che convogliano stimoli motori dal centro verso la periferia, sia sensitivi dalla periferia ai centri nervosi (midollo spinale, tronco cerebrale, encefalo).
3. Miste, che possono essere i) sinusìtiche, in relazione con un processo di sinusite in atto o pregresso oppure ii) inerenti difetti di vista, per lo più difetti di rifrazione quali miopia, ipermetropia, astigmatismo (difettosa curvatura della cornea), condizioni che
portano ad affaticamento dei muscoli ciliari (muscoli interni dell’occhio che servono per mettere a fuoco l’immagine e che lavorano in automatico) o di muscoli estrinseci
nel caso dell’astigmatismo (vedi il Capitolo sull’oculistica); iii) o ancora riguardare una malattia dell’articolazione di osso temporale e mandibola che a sua volta può essere su base artrosica, mcniscalc (anche qui esiste un menisco-cuscinetto di cartilagine) o più spesso senza lesioni organiche per problemi di “malocclusionc” cioè di
alterato combaciamento delle arcate dentarie (ne consegue eccessivo e asimmetrico atfaticamento dei muscoli che muovono la mandibola, specie il muscolo temporale).

Un’altra modalità di classificazione tiene conto dell’approccio agopuntura/e e riflessologico. Per riflessologia si intende tutta una serie di tecniche, che vanno dall’agopuntura, alla digitopressione, al massaggio, al laser, alla mesoterapia e altre, che sono basate su uno
stimolo portato dalla periferia del corpo attraverso rami nervosi, a cui consegue una risposta mediata dal sistema nervoso centrale.
Nei Paesi occidentali è abilitato a utilizzare aghi per praticare l’agopuntura solo il medico. Ad essa è infatti stata riconosciuta inequivocabilmente la dignità di pratica medica. Tutti gli altri operatori possono ricorrere a modalità di stimolo di altra natura che
non comportino comunque l’infìssione di aghi nel mantello cutaneo e la violazione dell’integrità corporea. Essi possono produrre la stimolazione dei medesimi punti o zone praticando vari tipi di
sollecitazione meccanica o fisica quali digitopressione, riscaldamento, raggio laser, magneti. Sui punti auricolari, data la loro esigua estensione, può essere esercitata una lieve pressione o massaggio delicato con un oggetto piccolo e morbido, per esempio una gomma da cancellare, o con un piccolo bastoncino a punta smussa in grado di non ledere la pelle.

 

Classificazione delle cefalee sulla base dell’approccio terapeutico con le medicine naturali
1. Cefalea “a grappo/o”, attacchi di cefalea progressivamente intensificatesi, i cosiddetti “grappoli”.
2. Cefalea catameniale, spesso di tipo congestizio con senso di peso o pulsatile, legata a fenomeni di ritenzione idrica, può precedere o accompagnare le mestruazioni.
3. Cefalea digestiva, in rapporto con problemi della digestione.
4. Emicrania tempora/e, spesso su base digestiva per interessamento di fegato e colccisti.
5. Emicrania alternata, legata a problemi di malocclusione (alterato combaciamento delle arcate dentarie).
6. Emicrania posteriore o sindrome di Arnold (interessamento del ramo posteriore del secondo nervo cervicale o grande occipitale).
7. Cefalea nuca/e da tensione (Tension headache), spesso legata a stress e a problematiche psichiche che si associano a contratture della muscolatura striata extracranica.
8. Cefalee frontali:
• Di origine csofagogastroduodcnale ossia da gastriti acute e croniche, duodeniti, reflusso gastroesofageo;
• Sinusalgic postsinusitichc, cioè dolori dei seni paranasali successivi a una sinusite, dolori facciali che possono residuare anche dopo la risoluzione di una sinusite acuta;
• Mal di testa rctrobulbarc ossia posizionati “dietro il bulbo oculare” (l’occhio).
9. Cefalea di origine infiammatoria, in rapporto a infiammazione dei seni paranasali o dell’apparato dentale.
IO. Cefalea da glaucoma, per aumento della pressione del liquido che si trova nella camera anteriore dell’occhio; è un classico esempio del perché prima di eliminare i sintomi sia opportuno individuare le cause! Che se non rimosse tempestivamente porterebbero a un gravissimo danno per la funzione visiva.
11 • Cefalea congestizia, con dolore continuo, come un peso oppure “pulsatile” da:
• Ipertensione;
• Ubriachezza;
• Indigestione.
12. Cefalee post-traumatiche, dopo un trauma cranico o cervicale come per esempio il classico “colpo di frusta cervicale” che può prodursi in seguito a tamponamento dell’autoveicolo.

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