Set 9, 2018

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Generalità

Generalità

Posted in : Imunologia e Allergologia on by : admin
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  • Il sistema immunitario è un complesso sistema che serve per salvaguardare la nostra integrità e difendere l’organismo da tutto ciò che non fa parte di lui o non self e cioè virus, batteri, funghi, sostanze tossiche e inquinanti; ma anche da ciò che pur facendo parte di esso (self) è sfuggito al controllo, come per esempio i tumori.
    Le cellule che lo rappresentano comunicano fra di loro, anche a distanza, grazie al sistema delle citochine, molecole di natura proteica che funzionano da messaggeri.
    Nel sistema immunitario possiamo distinguere due grandi comparti:
    1. Quello dell’immunità innata, non specifica, cioè già presente alla nascita, rappresentato da cellule, macrofagi e monociti, le cellule killer i cosiddetti spazzini del sangue, e da una componente solubile cioè sciolta nel sangue, le citochine, prodotte dalle cellule suddette, e il sistema del complemento. Questo sistema dell’immunità innata e pronto a intervenire contro qualsiasi cosa – soprattutto virus e cellule tumorali che aggredisca l’organismo e non presenta l’effetto memoria.
    2. Quello dell’immunità acquisita o adattiva, specifica, rappresentato dai linfociti, fra i quali ci interessa particolarmente di distinguere due grosse famiglie o sottopopolazioni: i linfociti T-helper 1 e i T-helper 2, i quali derivano da un progenitore comune chiamato T-helper 0.

    Il proliferare dell’una o dell’altra famiglia dipende dal tipo di antigene (cioè di sostanza considerata non self che viene in contatto col sistema immunitario stesso). Se prevalgono parassiti intracellulari come i virus o altri (clamidie, mycoplasmi) o cellule cancerose sono stimolati a proliferare i T-helper 1; se prevalgono batteri, pollini, vermi, grosse molecole tossiche e inquinanti ambientali che stanno mori delle cellule allora prevalgono i T-helper 2 che poi si trasformano in plasmacellule e producono gli anticorpi solubili.
    Nella parte a sinistra della figura è rappresentata la famiglia Thl (T-helper 1) e in quella a destra laTh2 (T-helper 2).
    Le reazioni T-helper 1 sono dette cellulo-mediate perché sono svolte direttamente da cellule, quelle T-helper 2 sono dette umorali e sono dovute alla produzione di anticorpi o immunoglobuline (IgM, IgG, IgE) solubili, cioè disciolte nel sangue, che neutralizzano l’antigene.
    C’è poi tutta la famiglia delle citochine, molecole proteiche, che le cellule immunitarie producono appunto per comunicare fra di loro e coordinare nel modo migliore la loro attività, alcune delle quali prevalgono e sostengono le reazioni di sinistra, altre quelle di destra.
    Siccome il sistema si comporta come una bilancia, quando prevale l’attività da una parte, viene inibita l’altra. Così per esempio, se posizioniamo le malattie allergiche a destra, se stimoliamo le reazioni che stanno a sinistra (e questo è possibile), si inibiscono le allergie (e viceversa).
    Il sistema è anche programmato per staccare la spina quando il problema è risolto, comportandosi come un termostato che fa spegnere la caldaia dei termosifoni allorché è raggiunta la temperatura desiderata.
    Così dopo una infiammazione acuta, quando il nemico è vinto, il sistema si spegne automaticamente e le cellule che avevano sostenuto l’infiammazione vanno incontro ad apoptosi (autodistruzione). Quando questo meccanismo di disattivazione è difettoso, l’infiammazione continua indebitamente, diventa cronica, e si creano le condizioni che possono favorire l’insorgenza delle malattie autoimmuni o autoaggressive. Il sistema immunitario cioè aggredisce le sue strutture non riconoscendole più come proprie.
    Perché questo avvenga però è necessaria anche una predisposizione genetica.

    Prevalenza Th1
    • Tiroiditc di Uashimoto,
    • Artrite rcumatoidc,
    • Psoriasi cutanea localizzata,
    • Artropatia psoriasica localizzata,
    • Malattia di Chron,
    • Vasculiti autoimmuni,
    • Vitiligine,
    • Sclerosi multipla,
    • Miastenia,
    • Diabete di tipo I,
    • Sclerodermia.

    Prevalenza Th2
    • Allergie,
    • Morbo di Basedow,
    • Rettocolite ulcerosa,
    • Psoriasi difìusa e poliarticolare,
    • Eczema atopico,
    • Lupus.

    In realtà il discorso non è poi cosi semplice e nettamente distinto, perché molti disordini del sistema immunitario sono inizialmente di un tipo e poi nella loro evoluzione diventano anche 0 prevalentemente dell’altro tipo. Per esempio:
    L’artrite reumatoide passa da Thl (localizzata) -* aTh2 (generalizzata). La psoriasi da Th1 (localizzata o monoarticolarc) —» aTh2 (difìusa o poliarticolare). Il morbo di Crohn da Th1 – Th2 (tende a evolvere in colite ulcerosa). Il lupus eritematoso sistemico da Th2 a Thl (aspetti aggressivi tessutali locali). L’insorgenza dei tumori invece e favorita da una carenza Thl che permette alla cellula neoplastica di sopravvivere e di non essere eliminata dal sistema di controllo Th1.

    Ma quando il tumore è presente è una carenza del sistema Th2 (ncutrofili.granulociti) che permette alla neoplasia di crescere.
    Nel mondo attuale si sta verificando un aumento delle malattie allergiche, fenomeno che può avere diverse spiegazioni:
    • Migliorata capacità di diagnosi;
    • Aumento dei tossici ambientali e dell’inquinamento atmosferico che tende naturalmente a orientare il sistema immunitario verso la linea Th2 delle allergie, perché ce un’attività immunitaria rivolta verso sostanze di grosse dimensioni che stanno fuori dalle cellule, fra cui pollini e sostanze tossiche inquinanti. A favore di questa ipotesi ci sono anche dati epidemiologici: prima dell’unione delle due Germanie le malattie allergiche erano più frequenti nella parte occidentale più industrializzata e più
    inquinata. Successivamente l’omogeneizzazione delle condizioni di inquinamento e l’omogeneizzazione della popolazione tedesca ha fatto aumentare l’incidenza di queste malattie anche nella parte orientale.
    • Blocco della naturale espressione del braccio Thl per effetto di particolari terapie (antibiotici, cortisonici, immunosoppressori). Il sistema immunitario, impedito a esprimersi contro i %’irus, orienta allora la sua attività verso i nemici dell’altra parte, cui diventa più sensibile: inquinanti ambientali, pollini, sostanze estranee di grotte dimensioni (rispetto ai virus). Infatti, salvo particolari casi, come per esempio una febbre molto alta in un soggetto che ha una storia di episodi convulsivi, accanirsi solo sul sintomo e su lievi rialzi termici con sostanze quali paracetamolo, acetilsalicilico o altri FANS (farmaci antin-fiammatori non stcroidei, cioè non cortisonici) per qualche linea di febbre, interpretandola come una malattia e non come un sintomo, è una cosa che non ha molto senso perché porta a:
    a. Rallentamento di fondo di attività del braccio Thl con conscguente redirezionamento verso le reazioni del braccio Th2 (–> allergie);
    b. Abbassamento delle capacità difensive verso i virus e i tumori.
    Ovviamente il rischio è maggiore quanto più questo comportamento fa parte di una
    consolidata e ripetuta procedura d’azione.
    Solo il medico, che ha visitato il paziente, ha inquadrato il significato della febbre, e
    cosa si cela dietro di essa, è in grado di interpretarne il significato, e istituire una ade-
    guata terapia, anche antibiotica, se necessario.

    Il ruolo deiristamina
    Percorso fisiologico
    L’istamina è il mediatore delle reazioni allergiche Th2: è contenuta nelle cosiddette mastzellen o mastociti, sotto forma di granuli.
    Quando le IgE (immunoglobuline o anticorpi di classe E) prodotte dalle plasmacellule vengono a contatto e reagiscono con l’allergene specifico, si verifica la “degranulazione” delle mastzellen, cioè si liberano granuli di istamina nell’ambiente tessutale.
    L’istamina dilata i vasi sanguigni, produce dolore, aumenta la permeabilità capillare, è responsabile del prurito, dell’orticaria, della rinite allergica, dell’asma allergico, dell’eczema atopico, dì certi tipi di diarrea, fino nei casi più gravi dell’edema della glottide (corde vocali) e dello shock anafilattico.
    L’istamina viene poi degradata dai sistemi enzimatici che la metabolizzano.

    Percorso patologico
    È una conseguenza della soppressione spesso non necessaria dell’infiammazione acuta.
    E qui devo aprire una parentesi: è una cosa giusta lenire i sintomi sgradevoli di un’infiammazione acuta. L’uomo non è al mondo per soffrire, ma per godere di tutti i lati belli della vita. Quello che non si dovrebbe fare è di sopprimerla selvaggiamente “ai primi sintomi”. Problemi lavorativi e situazioni di mobbing (fenomeno sommerso, purtroppo esistente) fanno sì che una rilevante percentuale di soggetti non possano concedersi il doveroso fisiologico tempo di riposo e cure durante l’evoluzione di una infiammazione acuta (cs.influenza). Andando a lavorare malati e non perfettamente guariti (persino la disappetenza, la debolezza e la sonnolenza necessarie in queste situazioni fanno parte del meccanismo difensivo sollecitato da quelle sostanze chiamate citochine prodotte dalle nostre cellule immunitarie) non si rende un buon servizio né a se stessi né al datore di lavoro né alla società. Certi conti si pagano nel lungo termine, e quello che può apparire un immediato risparmio, spesso gratifica solo nel breve termine. Oneri e costi sociali finiscono per essere alla fine più salati, perché i problemi si complicano e si contribuisce a diffondere maggiormente malattie infettive epidemiche come appunto l’influenza. I medici di un tempo raccomandavano di stare a letto e al caldo per tutto il periodo della febbre, che in caso di influenza può durare anche quattro-cinque giorni, salvo complicazioni.

    Sopprimere i sintomi di un’influenza quando ciò non sia realmente suggerito da valutazioni mediche, sulla base di un criterio emotivo (paura) e non razionale (ragionamento sulle cause e sul significato dei sintomi), non porta ad alcun vantaggio. Il virus continua a fare il suo lavoro di guastatore; ma, senza più “mine e filo spinato” a contrastarlo, trova la strada spianata; infatti l’infiammazione acuta è la condizione che favorisce la difesa e il superamento dell’infezione stessa.
    Ma perché la soppressione dell’infiammazione acuta spesso non è necessaria?
    Perché la febbre si risolve automaticamente con la produzione di interleuchina-10, il “termostato” che stacca automaticamente il “forno” quando il cibo è cotto.
    La febbre non è una malattia, è solo un sintomo, la prova che il sistema immunitario sta funzionando ed è in atto una battaglia quasi sempre vincente. Gli antibiotici non servono se si tratta di un’infezione virale (compito del medico stabilirlo) e non batterica. Assumendoli nel primo caso ne riceviamo solo gli effetti collaterali negativi:
    1. Danneggiamento della flora batterica intestinale —* disbiosi —* candidiasi;
    2. Non adeguato allenamento del sistema Thl;
    3. Sovraccarico di lavoro per fegato e reni;
    4. Tossicità muscolare;
    5. Rischio di eventi allergici anche gravi.

    Nell’infiammazione acuta, l’istamina, una volta che ha svolto il suo ruolo, viene fisiologicamente distrutta per via naturale ed eliminata in modo che non crei problemi.
    La soppressione dell’infiammazione acuta determina nella matrice, cioè nel mezzo ambientale fuori delle cellule, una situazione di alcalinità precoce intempestiva. Infatti, l’acidità serve a creare le condizioni per distruggere ed eliminare sostanze tossiche, frammenti di batteri e di virus.
    Nel caso contrario, residuano invece acetaldeide, basi di Schiffe i cosiddetti “peptici selvaggi”, cioè sostanze tossiche che si possono trasferire anche in altri tessuti rimanendo “depositate” nella matrice.
    Queste sostanze possono poi legarsi a proteine del nostro corpo e diventare così capaci di stimolare una reazione anticorpale rivolta contro di loro, ma anche verso le nostre proteine. Da ciò possono derivarne malattie autoimmuni o autoaggrcssive, il cui aumento oggi è sotto gli occhi di tutti.
    In un secondo momento, se per vari motivi si realizzano condizioni di aumentata acidità del tessuto connettivo, oggi molto frequente, legata soprattutto al tipo di alimentazione e allo STRESS, questa istamina “cristallizzata” e depositata ritorna attiva e ‘etermina una scric di manifestazioni di tipo allergico apparentemente non spiegabili da un contatto recente con una sostanza allergizzante.
    Il drenaggio, trattamento omotossicologico che favorisce la “pulizia” o meglio il rimollamento della matrice o sostanza fondamentale del connettivo, può elevare la soglia ì comparsa di manifestazioni allergiche rendendole meno probabili, proprio perche contribuisce all’eliminazione di questa quota di istamina depositata e all’allontanamento delle molecole tossiche depositate nel connettivo stimolanti la reazione Th2.

    Dovremmo essere meno spaventati dalle infiammazioni acute che, salvo complicazioni, evolvono naturalmente fino alla loro spontanea risoluzione e lasciare alla vis medicatrix naturae (o forza guaritrice della natura) la possibilità di svolgere intelligentemente il suo compito. Nei confronti delle infiammazioni croniche, invece, l’atteggiamento deve essere più aggressivo, perché la cronicità comporta una situazione di stallo, una specie di guerra di trincea, con una conseguenza molto importante: nel corso di una infiammazione cronica si formano elevate quantità di interleucbina-6 la quale ha due effetti negativi:
    • Inibisce l’attivazione dei linfociti T killer che sono deputati a distruggere cellule che
    dovessero manifestare caratteristiche di evoluzione ncoplastica;
    • Determina una cronica alterazione infiammatoria dell’endotelio cioè delle cellule che rivestono internamente i vasi sanguigni favorendo a quel livello il deposito di colesterolo e il processo che va sotto il nome di atcrosclerosi.
    L’interlcuchina-6 viene prodotta in tutti i focolai infiammatori cronici, per esempio nelle parodontopatie (piorrea alveolare, gengivite), e anche dal tessuto adiposo soprattutto quello che sta intorno ai visceri.

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