Giu 24, 2018

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Generalità

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Posted in : Mallatie Del Fegato on by : admin
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  • Il fegato è un organo importantissimo, che svolge un ruolo chiave nella maggior parte dei processi metabolici e disintossicanti del nostro organismo. E dotato di una grande capacità rigenerativa che già gli antichi conoscevano, espressa nel mito di Prometeo, il titano che, per aver rubato il fuoco agli dei, fu condannato a essere legato a una roccia dove mentre un’aquila gli mangiava il fegato di giorno, questo si riproduceva di notte.
    Nella medicina tradizionale cinese il Fegato è “accoppiato” a Vescica biliare a costituire la loggia del legno, che corrisponde alla primavera e al colore azzurro e verde della bile. E in rapporto con le unghie, i muscoli (nel fegato è depositato il glicogeno da cui deriva lo zucchero per la contrazione muscolare), la vista e l’occhio (nel fegato viene rigenerata una sostanza che permette la visione e che trasforma lo stimolo luminoso in stimolo nervoso); sempre secondo i cinesi quest’organo rappresenta il metabolismo e l’inconscio profondo. Il suo orario di massima funzione è tra l’una e le tre di notte, l’orario del sonno profondo.
    Al fegato è correlato il sentimento della rabbia, che se troppo interiorizzata può fare ammalare.
    Tanto è vero che nel linguaggio popolare, quando una persona è arrabbiata, si dice che “si mangia il fegato” o che “è diventata verde dalla rabbia”, e l’aggettivo “bilioso” identifica una persona cronicamente arrabbiata 0 rancorosa.

    Malattie del fegato da sostanze tossiche
    La sostanza tossica di gran lunga più importante per la sua rilevanza sociale, statistica e facilità di approvvigionamento è l’alcool etilico o etanolo contenuto nel vino, nella birra e in tutti i superalcolici quali grappa, whisky’, cognac nonché in tutti gli aperitivi, digestivi e liquori anche di preparazione domestica.
    Esiste poi tutta una serie di composti tossici chimici in relazione a esposizioni professionali e farmacologiche.

    Malattie del fegato di tipo infettivo
    Le epatiti virali sono malattie infettive del fegato dovute all’azione patogena di alcuni virus.

    Virus A
    Uno dei più comuni è il virus A, che si trasmette soprattutto per via oro-fecale, cioè per bocca, attraverso alimenti contaminati da feci (molluschi, frutti di mare contaminati perché coltivati in zone di mare prossime a scarichi fognari, un tempo verdure concimate con liquami, evenienza ai nostri giorni più rara).
    Periodo di incubazione di circa 15-20 giorni. L’incubazione e il periodo che intercorre fra il contatto con un agente infettivo (virus o batterio) e la sua entrata nell’organismo e il manifestarsi dei primi sintomi della malattia da esso provocata. Guarisce quasi sempre completamente.

    Virus B
    Poi c’è il virus B, che si trasmette soprattutto per via parcntcrale, cioè non attraverso il tubo digerente, ma con sangue, trasfusioni, cmodcrivati, lesioni della cute provocate da aghi o strumenti chirurgici infetti e rapporti sessuali. Il periodo di incubazione e di circa 40-60 giorni. Può guarire completamente oppure cronicizzare e in alcuni casi evolvere verso la cirrosi.
    La cirrosi è una malattia del fegato caratterizzata da un profondo sovvertimento della struttura microscopica e delle funzioni dell’organo.

    Sintomi ricorrenti per l’epatite di tipo A e B
    • Febbre.
    • Disturbi digestivi come nausea, vomito, disappetenza.
    • Sensazione di profonda spossatezza.
    • Ittcro, che è una colorazione giallastra della pelle e delle mucose dovuta a deposizione di bilirubina a quel livello. La bilirubina viene prodotta dalla milza in seguito alla distruzione dei globuli rossi vecchi (vivono al massimo 120 giorni). Questa, che si chiama bilirubina indiretta o non coniugata, si immette nel circolo sanguigno e arriva al fegato il quale la trasforma in bilirubina diretta o coniugata con acido glucuronico. Quest’ultima è solubile in acqua ed entra a far parte della bile, che dal fegato passa alla colccisti dove viene immagazzinata. La colecisti, al bisogno si
    contrae e la “pompa” nel coledoco, da cui arriva al duodeno per emulsionare i grassi del cibo.
    Emulsionare significa ridurre in piccole sfere, più facilmente digeribili dalle lipasi prodotte dal pancreas e quindi più facilmente assorbibili dall’intestino tenue. La lipasi è un “enzima”chc spezza i grassi in composti più piccoli in modo da permetterne l’assorbimento.
    • Feci chiare, perché la bile, che colora le feci non arriva bene o non in quantità adeguata nell’intestino.

    Una sintomatologia quindi spesso sovrapponibile a quella di una malattia influenzale, soprattutto nelle forme in cui l’ittero non è particolarmente manifesto, o di una gastrite.

    Virus C
    Un tempo si parlava in questo caso di epatite non A e non B. Oggi sappiamo che questa epatite è dovuta a un virus specifico avente come acido nucleico l’RNA. In una elevata percentuale di casi può evolvere verso la cronicizzazione (50%); il monitoraggio nel tempo necessita di controlli periodici delle transaminasi, dell’alfa-fetoproteina, nonché di controlli strumentali quali ecografia ed eventualmente RMN e TAC. Il periodo di incubazione può essere anche molto lungo, fino a sci mesi, con una media di
    50 giorni. E molto più insidiosa delle precedenti. La diagnosi avviene spesso casualmente, in seguito a un esame del sangue effettuato anche per altri motivi. La diagnostica sul sangue si è evoluta attraverso quattro livelli:
    – Immunodosaggio enzimatico (EIA), un test anticorpalc, che ricerca cioè nel sangue degli anticorpi specifici contro il virus. Viene utilizzato per lo screening dì massa dell’epatite C.
    Dall’EIA 1 all’ultimo EIA 3 la sensibilità e la specificità si sono affinate dall’80% al 99%. Questo test non è in grado di discriminare fra infezione acuta, cronica o risolta.
    – Test di conferma. II più comune è il cosiddetto R1BA. Si è reso necessario perché i precedenti test EIA, specialmente quelli di prima generazione, non erano abbastanza sensibili e specifici. In un recente periodo, il ricorso a questo test è diminuito con l’avvento dei test virologici basati sulla ricerca dcll’HCV-RNA, cioè dell’acido nucleico del virus C, documentante la sua effettiva presenza.
    – Test dell’HCV-RNA: può documentare la presenza di virus C nel sangue dopo pochi giorni dall’esposizione e molto prima che salgano il titolo di anticorpi e le transaminasi. La metodica più frequentemente utilizzata è quella cosiddetta della PCR (da non confondere con la proteina C reattiva che invece è un esame del sangue per vedere se c’è una infiammazione).

    Il test può essere:
    • Qualitativo, quando ci dice solo se il virus è presente oppure no.
    • Quantitativo, quando fornisce una misura della carica virale sotto forma di copie HCV/ml oppure come unità/ml.
    Altamente sensibile, può individuare cariche virali di 25 U/millilitro.
    Nei pazienti con infezione attiva da HCV, i livelli circolanti di HCV sono generalmente al di sopra di 50.000 Ul/ml.
    Il test quantitativo HCV-RNA si fa quando un paziente con HCV viene preso in considerazione per la terapia antivirale (interferone, ribavirina), in quanto può predire la risposta alla terapia: un basso carico virale viene considerato un fattore favorevole.
    – Determinazione del genotipo. Sono stati individuati molti diversi genotipi. I genotipi sono varianti genetiche del virus; se ne conoscono almeno sei principali la cui conoscenza aiuta a determinare la probabilità di risposta alla terapia antivirale e fornisce informazioni riguardo alla durata ottimale della stessa.
    In Italia, il genotipo prevalente è il genotipo lb, a cui viene attribuita una gravità maggiore e una risposta peggiore alla terapìa con interferone (IFN). Infatti il genotipo 1 è più difficile da trattare con IFN e ribavirina rispetto ai genotipi 2 e 3, e richiede un tempo di terapia maggiore. Pertanto, per poter determinare la durata ottimale del trattamento, la valutazione del genotipo dovrebbe essere fatta prima di iniziare il trattamento stesso.

    Altri virus
    Esistono poi anche altri tipi di virus più rari:
    • Virus dell’epatite D; necessita la presenza del virus B di cui può aggravare gli effetti;
    • Virus dell’epatite E, che come la A si trasmette con acque contaminate; epatite rara in Europa, più frequente in Estremo Oriente;
    • Virus dell’epatite G; questo virus può riscontrarsi in pazienti affetti da epatite C. Altri virus in grado di determinare interessamento del fegato:
    • Citomegalovirus.
    • Herpes virus, il varicella-zoster.
    • Epstein Barr, quello che causa la mononucleosi infettiva.

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