Lug 16, 2018

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Generalità

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L’apparato digerente

I problemi dell’apparato digerente sono fra quelli che più frequentemente giungono all’attenzione del medico di famiglia con pressoché regolare quotidianità. Naturalmente, e per fortuna, si tratta quasi sempre di lievi dispepsie (difficoltà digestive) che sono suscettibili di miglioramento con una semplice breve “messa a riposo” dello stomaco, affaticato dallo stress e da cibi poco facilmente digeribili. Talvolta può trattarsi anche di stipsi (stitichezza), un altro fenomeno fisiologico quasi sempre legato alle scorrette abitudini alimentari e di vita.

 

Fig 31

 

Questo tipo di problemi risente facilmente degli stressori (fattori stressanti) ambientali. Pertanto il ruolo del medico di famiglia deve essere anche quello di educatore-istruttore dei suoi pazienti.

Il rapporto medico-paziente: il problema delle dipendenze
Non basta delegare all’atto della somministrazione di una pillola “magica” la cura e la guarigione, che sono sempre nelle mani del paziente. Il medico, oltre a somministrare il farmaco, deve fare molto di più: è un trainer che deve sapere indicare la strada di fronte al bivio malattia/guarigione. Solo il paziente può decidere di rimanere come o scegliere di cambiare. Questo è un problema pedagogico relazionale che coinvolge aspetti di tipo etico e socio-culturale.
Siamo infatti sommersi da modelli filosofici ed educativi tendenti a creare necessità e dipendenze. Il fine e solitamente quello di manipolare le coscienze degli individui con il condizionamento della paura, attraverso tecniche e metodiche spesso sottili e subliminali, vere e proprie forme di violenza occulta tramite le quali l’uomo è spodestato della sua libertà. La figura del medico di famiglia, adeguatamente compresa e interpretata, è forse uno degli ultimi baluardi dell’eredità ippocratica e socratica.
Certo ci sono pazienti che preferiscono la figura del medico autoritario e paternalistico, ponendosi in un atteggiamento passivo che sicuramente li deresponsabilizza e non li aiuta a crescere. Questi pazienti vogliono e scelgono di rivolgersi a quel tipo di medico.

Data l’offerta sempre più ultraspecifica e ridondante di prestazioni diagnostiche sofisticate e ultraspecialistichc, il paziente medio è assolutamente disorientato di fronte a messaggi diagnostico-terapeutici spesso per lui incomprensibili. Solo una figura professionale con competenza, cultura e preparazione globali, è in grado di decodificare e sintetizzare questi percorsi e proporre una visione di insieme e di significati assolutamente necessaria per l’elaborazione dei dati – anche in termini emozionali – da parte del paziente. Una figura di “tutor” che si proponga non in termini di anacronistico paternalismo, ma aggiornato interprete e propositore: al paziente poi, come sempre, spetta la capacità decisionale di scegliere, in qualità di soggetto (e non di oggetto) di
qualsiasi atto terapeutico. Questo va oltre la formale, giuridicamente ineccepibile, proposizione di un modulo di consenso informato, ma coinvolge globalmente il rapporto reciproco per ottimizzare l’informazione in termini di reale comprensione.
Il medico deve favorire la crescita e l’educazione sanitaria sociale e umana, promuovendo un rapporto basato sulla stima e sul rispetto reciproco, per la realizzazione di un modello di amore, primunì movens di ogni progetto di guarigione.
L’amore rende liberi e guarisce.
La paura e i sensi di colpa rendono dipendenti e indebolendo le risorse dell’unità psicobiologica favoriscono l’instaurarsi e il permanere degli stati patologici.

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