Giu 15, 2017

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Le sindromi ansiose

Le sindromi ansiose

Posted in : Neuropsichiatria on by : admin
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  • Sono i più comuni disturbi di disequilibrio emozionale, legati a una percezione di pericolo e di disagio, associata a una sintomatologia fisica riflessa neurovegetativa (tachicardia, senso di soffocamento) e/o alla sensazione psichica della paura, spesso apparentemente immotivata. L’ansia può rappresentare una risposta fisiologica di adattamento a una situazione di pericolo reale, ma diventa patologica allorché questo pericolo più che reale è immaginato, persiste nel tempo e con rilevanza tale da compromettere la vita sociale e lavorativa di un individuo.
    Qui deve intervenire la terapia.

    Classificazione
    – Sindromi fobiche
    Fobia significa paura. Ci sono vari tipi di sindromi fobiche e ognuna di esse ha un oggetto specifico.
    L’agoratobia è la paura dei luoghi ampi e aperti, di allontanarsi da casa, dei luoghi affollati, di viaggiare da soli in auto o in treno, di sentirsi male e svenire in luoghi pubblici. Spesso si accompagna a condotte di “evitazione”, per evitare appunto la situazione. Pertanto queste persone restano in casa, non escono mai da sole, evitano di prendere l’auto e i mezzi pubblici.
    La fobia 0 ansia sociale è invece la paura del giudizio di altre persone.
    Può riguardare una situazione specifica, per esempio parlare o esibirsi in pubblico, oppure essere generalizzata a tutte le situazioni sociali fuori dalla cerchia familiare. Generalmente è associata a una bassa stima di sé e alla paura di essere criticati. Questo spinge l’individuo a un totale isolamento dall’ambiente sociale, scolastico, lavorativo.
    Le fobie specifiche invece possono riguardare animali come serpenti, topi, insetti,
    ragni, oppure luoghi alti, volare, vista del sangue, i temporali.

    – Il disturbo da attacchi di panico (DAP)
    Si tratta di episodi di intensa paura o angoscia che arrivano “senza preavviso” e in modo “sconvolgente”, in situazioni che non sono pericolose e che abitualmente non vengono vissute come minacciose. L’attacco di panico raggiunge il picco nel giro di dieci minuti e si esaurisce entro mezzora, ma può lasciare la persona stanca e spossata per giorni. La persona si sente come se le mancasse la terra sotto i piedi, come se stesse per morire, impazzire o per perdere completamente il controllo. Si accompagnano sintomi fisici: difficoltà a respirare, palpitazioni, sudorazione, nausea, dolore al petto, tremore, sensazione di stare per svenire, di avere un infarto o un ictus, di avere lo stomaco stretto in una morsa, vertigini.
    Non sempre gli attacchi sono caratterizzati da così tanti sintomi e la loro durata e intensità può variare molto. Al primo attacco in genere, fa seguito un periodo di tempo, della durata anche di mesi, in cui il soggetto teme possano verificare altre crisi; questo può portare l’individuo a modificare le proprie abitudini: uscire di meno o per esempio evitare di tornare nel luogo dove è insorta la crisi. In Italia questo disturbo colpisce circa 2,5 milioni di persone, ed è più frequente nelle donne; esor-
    disce di solito fra i 15 e i 35 anni. Gli attacchi si presentano almeno quattro volte in quattro settimane ed è presente una caratteristica condotta di evirazione. Perché per paura che l’attacco possa ripetersi, la persona cerca luoghi sicuri (abitazione, lavoro) e se invitato fuori dal suo territorio è aggredito dall’ansia, anche solo per il pensiero di doverlo fare (ansia anticipatoria o anticipation).
    Le limitazioni possono condizionare fino a portare l’individuo a perdere lavoro e autonomia di vita. I familiari spesso non si rendono conto della sofferenza della persona, minimizzandola e colpevolizzandola, per cui spesso possano comparire anche sintomi depressivi importanti.

    – Ansia generalizzata
    Si tratta di presenza costante e cronica di ansia e di preoccupazioni eccessive per disparati eventi, situazioni, attività o prestazioni. L’ansia perdura nel tempo con accentuazioni o riduzioni legate agli eventi della vita; essa può causare un disagio significativo o una vera e propria menomazione dell’attività sociale, lavorativa o scolastica.

    – Sindrome mista ansiosa-depressìva
    Sono presenti contemporaneamente i sintomi dell’ansia e della depressione, ma non così definiti da permettere una specifica diagnosi. Disturbi depressivi sono presenti in molti disturbi d’ansia e l’ansia stessa può essere un sintomo della depressione; bisogna cercare di capire qual è la natura principale dei sintomi e se si tratta di un “depresso ansioso” o di un “ansioso depresso”.

    – Sindrome da disadattamento
    Il disadattamento e la conseguenza di uno svantaggio più o meno manifesto di tipo affettivo, cognitivo o relazionale. Il “disadattato” si pone in una posizione di autosvalutazione, sia per scusanti personali, sia per la percezione ostinata, che gli altri hanno di lui. Questa percezione che gli altri hanno del soggetto “svantaggiato”, viene percepita anche da lui medesimo, che ha l’impressione che il suo modo di essere possa dare origine a valutazioni poco apprezzabili sul suo conto.

    – Sindrome dissociativa o da conversione (sintomi somatici non spiegabili su base organica)
    Nota anche come “isteria” o “nevrosi isterica”, è caratterizzata dalla presenza di uno o più sintomi neurologici (ad esempio paralisi, cecità e parestesie) non spiegati da una malattia organica. La diagnosi richiede che all’esordio dei sintomi siano associati fattori psicologici. Attualmente definita disturbo di conversione, era nota come disturbo di somatizzazione e spesso definita appunto isteria, reazione di conversione o reazione dissociativa.

    Sintomi
    Paralisi, cecità e mutismo sono i sintomi più comuni.
    Sintomi sensitivi: nel disturbo di conversione, sono comuni l’anestesia e le parestesie, localizzate soprattutto agli arti. Si possono osservare le caratteristiche anestesie a calza e a guanto ai piedi e alle mani, oppure l’anestesia della parte destra o sinistra del corpo. I sintomi del disturbo di conversione possono coinvolgere gli organi speciali di senso, producendo sordità, cecità e visione a cannocchiale.
    Ma Tesarne neurologico rivela che le vie sensitive sono indenni. Nella cecità da disturbo di conversione, ad esempio, i soggetti riescono a camminare senza riportare urti o danni, le pupille reagiscono alla luce. Sintomi motori: movimenti abnormi, disturbi del camminare, debolezza, paralisi. Tremori grossolani e ritmici, movimenti non controllati, tic e sobbalzi: di solito peggiorano quando l’attenzione è focalizzata su di essi. I pazienti con questi sintomi raramente cadono; se succede, generalmente non si fanno male.
    Altri disturbi motori comuni sono paralisi o paresi interessanti uno, due o tutti e quattro gli arti, e la distribuzione dei muscoli coinvolti non è coerente con le vie neurologiche. I riflessi restano normali, il paziente non ha fascicolazioni né atrofie muscolari e la misurazione dell’attività muscolare (elettromiografìa) è normale. Sintomi epilettici: false crisi epilettiche: di solito manca la morsicatura della lingua e la perdita di urine.

    – Neurastenia
    II termine nevrastenia (“esaurimento nervoso”) non viene usato molto spesso, ma appare nella letteratura psichiatrica. I sintomi più comuni sono debolezza e fatica cronica, dolori, dolenzia, ansia e “nervosismo”.

    Se ne descrivono due tipi:
    • Eccessiva fatica dopo uno sforzo mentale, associata a riduzione delle prestazioni lavorative o dell’efficienza; descritta come un’intrusione sgradevole di associazioni o ricordi che distraggono il paziente e gli rendono difficile la concentrazione e il pensiero;
    • Sensazione di debolezza corporea o fisica e dì esaurimento dopo uno sforzo anche minimo, con dolori muscolari e difficoltà a rilassarsi.
    In entrambi i tipi sono comuni vertigini, cefalea tensiva, senso di instabilità, preoccupazioni relative alla riduzione del benessere mentale e corporeo, irritabilità, incapacità di provare piacere, depressione e ansia. Possono essere presenti insonnia o il suo contrario. La definizione “esaurimento nervoso” è tuttavia più frequentemente riferibile all’esistenza di una condizione clinica di depressione o di disturbo d’ansia.

    – Sindrome ossessiva compulsiva
    Il soggetto si sente come obbligato a compiere determinate azioni ripetitive e se non le fa sta male. Deve assolutamente fare verifiche, controlli, come in una specie di ritualità che non dà pace se non viene soddisfatta, creandogli angoscia e sensi di colpa. Ne è affetto circa il 3% delle persone. Comincia spesso da bambini o da adolescenti e le persone colpite tendono a non parlare dei loro disturbi perché se ne vergognano. Le ossessioni sono idee, pensieri o immagini intrusive, ricorrenti e persistenti che entrano nella mente del soggetto, contro la sua volontà e lo perseguitano; in merito a:
    • Ordine, ossia preoccupazione che gli oggetti abbiano un determinato ordine, collegamento tra il compiere specifiche azioni e l’esito di eventi futuri, da cui scongiuri e ritualità;
    • Raccolta e conservazione degli oggetti, attenzione eccessiva per oggetti di se valore come biglietti dell’autobus (ricordo mia nonna che conservava penne se riche, tappini della birra ecc.);
    • Aggressività, paura di far male a se stessi o agli altri, paura di non riuscire a control larsi;
    • Contaminazione, preoccupazione eccessiva per la sporcizia, disgusto nei confron dell’immondizia;
    • Sessuali, pensieri o immagini perverse, timore di non controllare gli impulsi sess ecc.;
    • Contenuti vari, come malattie per il proprio aspetto, dimenticare cose o appuntamenti, paura di non dire la cosa giusta. Le compulsioni, invece, sono comportamenti ripetitivi in genere sconnessi alle ossessioni.
    Compiendo queste azioni il paziente ha l’impressione transitoria di poter controllare la paura, ma il sollievo è solo momentaneo. La persona è in grado di capire che le ossessioni e le compulsioni sono inappropriate, irrazionali e cerca di resistervi.
    Da questo conflitto in questa fase emerge l’ansia. Il soggetto si rende conto che nonostante si sforzi non riesce a bloccare questi impulsi irrazionali e che ogni suo tentativo di reagire provoca invece l’effetto opposto di aumentare ancor più l’intensità dei sintomi. La presa di coscienza e il senso di impotenza e scoraggiamentche ne derivano possono far insorgere uno stato depressivo.
    I pensieri e i comportamenti ripetitivi possono durare anche molte ore al giorno causando profondo malessere, perdita di tempo, compromissione di lavoro e rapporti sociali. II trattamento di questo disturbo è piuttosto lungo e costante.

    – Sindromi somatoformi
    Si tratta della comparsa ripetuta di sintomi somatici accompagnati da continue richieste di indagini mediche, malgrado ripetuti esiti negativi e rassicurazioni da parte dei medici. Anche quando sono presenti disturbi somatici, essi non sono tali da spiegare la natura e l’estensione dei sintomi o l’angoscia e la preoccupazione eccessiva. Tra queste sindromi una posizione particolare è occupata dall’ipocondria. Essa è la paura cronica e persistente di avere una malattia organica grave, basata sulla errata interpretazione di segnali e sensazioni corporee nonostante dalle indagini cliniche e
    dalle visite mediche non emerga mai nulla di preoccupante. Il soggetto è ipervigile e concentra tutta la sua attenzione sul corpo, coglie le minime “voci” (dolori anche minimi, pruriti, fitte ecc.) che normalmente provengono da esso, amplificandone l’entità e attribuendo ad essi un’interpretazione sfavorevole.

    – Il disturbo post-traumatico da stress
    La sintomatologia ansiosa compare a seguito di un evento traumatico di notevole importanza, che non rientra nelle abituali esperienze della persona: eventi che implicano morte o minaccia di morte, o gravi lesioni o una minaccia all’integrità fìsica propria o di altri. E presente il ricordo continuo e angosciante dell’evento con conseguenti tentativi di evitare ogni cosa o situazione che lo ricordi. Il ricordo scatena sintomi ansiosi intensi con punte di angoscia; il soggetto è sempre “allertato”, irritabile, con difficoltà di concentrazione. Per difendersi da questa sofferenza, può entrare in uno stato di anestesia emozionale e distacco dagli altri con perdita degli interessi abituali. Si crea una condizione in cui le emozioni, negative e positive, sembrano non “toccarlo” più. Questo stato può portare il soggetto a entrare in depressione e a isolarsi dalla vita.

    – La reazione acuta da stress
    La “reazione acuta da stress” è un disturbo di rilevante gravità che si sviluppa in un individuo in risposta a uno stress fisico e/o mentale e che in genere regredisce nel giro di ore o giorni. Non è presente alcun altro disturbo mentale manifesto. Una sconvolgente esperienza che implica per esempio una grave minaccia per la sicurezza o l’integrità fìsica del soggetto o di una o più persone a lui care, o un cambiamento nella condizione e nel tessuto sociale della persona.

    – Altre definizioni dell’ansia
    • Sgradevole esperienza emotiva che si accompagna a irrequietezza e senso di inibizione.
    • Esperienza della dissoluzione del “sé”, del non essere, della perdita del significato di esistere.
    In base al trattamento con agopuntura (vedi oltre) possiamo invece distinguere:

    – Ansia di tipo nevrotico
    È legata a un conflitto. E abbiamo:
    • Sintomi di tipo somatico, dove il corpo fa da difesa per l’ansia.
    • Sintomi di tipo nettamente psichico, che sono le difese psicologiche “strutturate” dell’ansia: nevrosi isterica, fobica, ossessiva, depressiva. Certi pensieri e comportamenti possono essere il paravento di un conflitto che se percepito coscientemente potrebbe determinare un disagio ancora più pesante e diffìcile da gestire emozionalmente.

    – Ansia di tipo psicotico
    Ansia libera, fluttuante; il vuoto puro, l’angoscia pura legata alle gravi alterazioni della personalità dello psicotico. C’è una grave destrutturazionc dei piani psichici e ci possono essere dei “quinn” cioè allucinazioni, deliri).

    – Ansia somatizzata
    Si differenzia dall’ansia nevrotica (in cui le somatizzazioni sono vaghe e mutevoli) per la preponderanza dell’aspetto somatico che assume un organo bersaglio fìsso. In questo caso il sintomo fisico fa altresì da paravento e da protezione allo stato conflittuale.

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