Dic 31, 2017

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Patologie di origine immunitaria

Patologie di origine immunitaria

Sempre più frequente è l’ipotesi immunologica di moltissime malattie, anche riguardo all’apparato digerente. Ne vorrei citare due, morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa, perche sono emblematiche di questa realtà e anche del nostro modo di vedere le cose secondo un criterio di valutazione immunologico, costituzionale e diatesico. Va ricordata inoltre la già citata celiachia, la cui cura consiste nell’abolizione di tutti i cibi contenenti il glutine. Assistiamo universalmente a un aumento delle malattie cosiddette autoimmuni, dovute a un’attività immunologica che il soggetto rivolge verso se stesso e verso le proprie strutture, o attraverso anticorpi disciolti nel sangue (cosiddetti anticorpi “solubili”) o direttamente attraverso cellule immunitarie (macrofagi, monociti, linfociti T). Così come le forze armate si dividono in esercito, aviazione e marina, anche il sistema immunitario si divide in due grandi settori fra loro interdipendenti:
• Quello rivolto verso i “piccoli” nemici, detto dell’immunità cellulo-mediata, anti virale e antineoplastica, rappresentato dai linfociti cosiddetti T-helper 1 o Th1 (helpr significa che aiutano la risposta immunitaria);
• E quello rivolto verso i “grandi” nemici, quali parassiti, vermi e sostanze tossiche inquinanti, sostenuto dagli anticorpi IgE e IgG e dai linfociti T-helper 2 (Th2).

Normalmente questi due sistemi sono in equilibrio come i due piatti di una bilancia. Quando lavora molto un settore, diminuisce contemporaneamente l’attività dell’altro. Quando ci troviamo a combattere contro l’influenza o il raffreddore o qualsiasi altra malattia virale prevale l’attività del settore Thl e si inibisce quella Th2. Viceversa, quando soffriamo di una forma allergica, siamo intossicati da inquinanti ambientali o siamo infestati da ossiuri o altri vermi prevale l’attività del settore Th2 e si riduce quella del settore Th1. Quando la linea Thl lavora troppo o troppo a lungo, può favorire l’instaurarsi delle malattie autoimmuni; se invece lavora poco aumenta il rischio di infezioni e tumori.
La linea Th2 se lavora troppo può determinare malattie allergiche o altre malattie che sono dovute ad anticorpi disciolti e circolanti nel sangue fra cui le IgE e le IgG che sono in particolare le prime responsabili dello scatenamento delle manifestazioni allergiche (rinite, asma, eczema). Se invece è la linea Th2 a essere ipoattiva, cioè a lavorare poco, ci sono in linea teorica due possibili conseguenze:

• Minori difese verso vermi, grosse molecole di inquinanti ambientali, pollini;
• Sbilanciamento del sistema immunitario verso una maggiore attività della linea T-helper1,e questo sul piano pratico significa, in soggetti geneticamente predisposti, una maggiore probabilità di sviluppare malattie autoimmuni quali tiroidite di Hashimoto, artrite reumatoidc, enterite di Crohn, diabete giovanile insulinodipendente. Ricollegando il discorso alle malattie dell’apparato digerente, il morbo di Crohn rientra fra le malattie di tipo Thl e la rettocolite (o semplicemente colite) ulcerosa rien-
tra fra le malattie di tipoTh2.
Inoltre possiamo fare un altro inquadramento in base a:
– Costituzione – le malattie autoimmuni rientrano generalmente nella costituzione “fiuorica”, caratterizzata da disarmonie a livello fisico, caratteriale e immunologico, come per l’appunto è l’autoimmunità. Fra i rimedi utilizzabili ci sono Calcareafluorica e Silicea.
– Diatesi – Ilahnemann non parlava di diatesi ma di miasma, che sono tuttavia la stessa cosa, nel senso che diatesi-miasma definisce il minio di “reagire”. Se per esempio io mi procuro una ferita cutanea posso sviluppare un’ulcera cutanea (modo di reagire tipico della diatesi luesinica). Il rimedio in questo caso può essere Luesinumo Mercurius. Oppure posso sviluppare una cicatrice ipertrofica cheloide (modo di reagire tipico della diatesi sicotica) e allora il rimedio può essere Thuya o Medorrhinum
o Natrum sutpburicum.
In poche parole, ognuno di noi può rispondere in maniera differente allo stesso insulto, in base alla diatesi di appartenenza. Questo è in perfetto accordo col concetto espresso anche dalla medicina classica che ogni malattia è sempre il risultato di un’interazione fra un agente aggressore esterno e la risposta individuale che ha il suo substrato biochimico-biologico nella sequenza di geni scritta nel DNA.

Non possiamo omettere di ricordare che il “costituzionalismo” non è patrimonio dell’omeopatia, ma è una scuola di pensiero scientifico medico-biologico indipendente, che sì è evoluta nel corso dell’Ottocento e del Novecento e che annovera fra i suoi rappresentanti grandi scienziati. Ci sono più cose che uniscono di quelle che dividono le due medicine; questi punti comuni possono essere le basi di un modo più allargato, critico e sereno di osservare i fenomeni, secondo un’ottica di integrazione e di studio.

Prospettive terapeutiche
Nel caso delle malattie autoimmuni la medicina naturale propone oggi l’uso delle citochine low doses (cioè a dosaggi bassi simili a quelli operativi in condizioni fisiologiche), per cercare di modulare o regolare tali reattività incongrue che sono alla base delle malattie autoimmuni stesse. Ciò in modo da favorire il ricquilibrio, il riassetto di questa “bilancia”, nell’ambito di una medicina cosiddetta “di regolazione”. Le citochine omeopatizzate (perche diluite c dinamizzate) a low doses non possono però (e non vogliono) sostituire l’effetto delle citochine a dosi ponderali, quali per esempio i vari interferoni alfa, beta e gamma e gli anticorpi monoclonali anti-citochine infiammatorie utilizzati in varie patologie infettive e autoimmuni. Esse vanno viste solo come favorenti un meccanismo di regolazione fisiologico e non alternative a quelle: si tratterà, a seconda dei casi di agire per favorire o inibire (e non stimolare o bloccare) l’una o l’altra linea del sistema immunitario.

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