Feb 12, 2017

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Terapia delle fratture

Terapia delle fratture

La frattura è l’interruzione della continuità di un osso. Possiamo distinguere fratture traumatiche, dovute a un trauma più o meno importante, e patologiche o spontanee, dovute a una grave compromissione della struttura dell’osso per grave osteoporosi o metastasi tumorali. In queste condizioni le fratture possono essere provocate da traumi minimi e più 0 meno apparenti.
Un tipo particolare di frattura e quella definita a legno verde: l’osso non si spezza, ma subisce delle fissurazioni longitudinali simili a quelle che si producono nel ramo giovane e verde di una pianta. L’osso non si spezza perche meno fragile in quanto più ricco di matrice proteica e meno di sali minerali che se lo rendono più duro tuttavia lo rendono anche più fragile. A seconda della modalità di azione della forza traumatica le fratture possono essere dirette se la rottura dell’osso avviene nel punto di applicazione della forza stessa, oppure indirette quando la rottura avviene in un punto diverso da quello di applicazione della forza, con un meccanismo per esempio di “torsione”, come nel caso delle fratture del collo del femore, tipiche di pazienti anziani e osteoporotici. Inoltre possono essere chiuse o esposte. In queste ultime, a causa di una lacerazione del muscolo e della superficie cutanea, i monconi dell’osso affiorano alla superficie rendendosi visibili. In queste situazioni è maggiore il rischio di infezioni e di embolia adiposa, cioè frammenti di tessuto adiposo presenti nella parte midollare dell’osso possono imboccare la via venosa e di qui fermarsi a livello dei piccoli vasi venosi polmonari determinando embolia polmonare.
Infine le fratture possono essere composte, se i due monconi sono allineati, o scomposte quando questi sono sgranati; semplici quando vi sono solo due monconi e pluriframmentarie in caso ve ne siano di più. Queste richiedono interventi terapeutici particolari e complessi con mezzi cosiddetti di sintesi, cioè apparati speciali che fissano i vari frammenti e hanno tempi di guarigione molto più lunghi.
Le fratture guariscono perché una volta allineati i monconi ossei intervengono i macrofagi (cellule spazzino) a detergere e rimuovere l’ematoma, quindi i fìbroblasti che producono tessuto fibroso per cui si forma il cosiddetto callo fibroso; successivamente intervengono gli osteoblasti che producono tessuto osseo. Quest’ultimo va poi incontro a fenomeni di rimodellamento ad opera degli osteoclasti, i quali riassorbono il tessuto osseo prodotto in eccesso.

Medicina manipolativa
La terapia di prassi è la riduzione della frattura cioè l’allineamento dei monconi e l’immobilizzazione della stessa.
La realizzazione di queste due condizioni e fondamentale per una corretta guarigione. La consolidazione completa richiede un tempo medio di 40-60 giorni. Possono esservi delle variabili legate alla sede e alla gravità della frattura. Il ri modellamento è un processo che può richiedere anche alcuni mesi.

Omeopatia
Variabile associazione dei seguenti rimedi omeopatici:
• Arnica 5 CH: 3 granuli per 2 volte al giorno, per favorire U riassorbimento dell’edema e dell’ematoma.
• Calcareapbosphorica 5 CH: 3 granuli 1 volta al giorno, per favorire la rimincralizzazione dell’osso.
• Calcarea pbosphorica D 6 (sale di Schùssler): 2 compresse per 3 volte al giorno, per favorire la rimineralizzazione dell’osso.
• Symphytum 5 CH: 3 granuli per 2 volte al giorno, per favorire il consolidamento delle fratture.
• Ruta 5 CH: 3 granuli per 2 volte al giorno, in caso di traumi muscolo-tendi nei.

Omotossicologia
• Rexorubia: 2 cucchiaini di granulare per 3 volte al giorno,
e/o
• RJ4:15 gocce per 3 volte al di (gocce ricalcificanti).
In caso di fratture esposte, oltre al tempestivo intervento convenzionale, possono essere utilizzati:
• Eebinaea compositum forte, 1 fiala anche sublinguale 2 volte al dì, oppure
• Ecbinacea 077composto, 20 gocce per 3 volte al giorno.

Integratori
Calcio e vitamina D: esistono associazioni precostituite, secondo prescrizione medica.

Psicosomatica
L’osso è una struttura che deriva dal mesoderma del midollo cerebrale. Una frattura esprime somaticamente un conflitto di autosvalutazione molto profondo relativo alla paura di non farcela, di non essere all’altezza dell’ambiente in cui ci si muove.
Una frattura di tibia e perone per esempio vuol dire che noi abbiamo un frattura non soltanto ossea, ma anche interiore tra come noi viviamo, quello che siamo e quello che noi ci portiamo avanti, perche una frattura della tibia e del perone determina un blocco che ti impedisce di camminare. Significa che nel tuo modo di pensare e di vivere la vita c’è un rapporto talmente contundente che ti crei una rottura e quindi ti blocchi l’evoluzione.
La frattura della gamba impedisce di camminare, quindi c’è una “frattura” fra come siamo, quello che pensiamo di fare e come viviamo: cioè da una parte siamo belli e andiamo avanti, dall’altro siamo bloccati. E la frattura ci fa capire che non stiamo camminando affatto!
Ma, ad esempio, frattura del femore destro o sinistro? Sinistro vuol dire che ci portiamo dietro una dinamica di difficoltà di camminare nel rapporto col mondo femminile perché è un modo “frantumante”, contundente, di rapportarsi con lo stesso mondo.

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