Giu 12, 2018

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Terapia dell’ipertensione arteriosa

Terapia dell’ipertensione arteriosa

Posted in : Malattie Cardiocircolatorie on by : admin
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  • Si definisce con questo termine una condizione caratterizzata da valori elevati di pressione arteriosa quali si possono riscontrare in seguito a ripetute misurazioni effettuate possibilmente in condizioni basali, cioè di tranquillità, rilassamento, non dopo uno sforzo fisico o una violenta emozione, ne dopo i pasti.
    La pressione arteriosa è la forza che il sangue circolante esercita contro le pareti delle arterie.
    Si distingue in massima o sistolica, cioè la massima pressione raggiunta quando il ventricolo sinistro spinge il sangue nell’aorta, e in minima o diastolica che è la minima pressione raggiunta nella diastole, cioè nella fase in cui il ventricolo sinistro sta ricevendo il sangue dall’atrio sinistro e non sta pompando sangue nell’aorta, dal momento che le valvole semilunari aortiche sono chiuse. Nella maggior parte dei casi, non potendosi individuare la causa si parla di ipertensione essenziale (spesso verosimilmente legata a stress o a alterazione del meccanismo di controllo renale renina-angiotensina).
    Qualora si riscontri un elevato valore pressorio, è bene ripetere la misurazione anche più volte a distanza di alcuni minuti, per escludere l’effetto “camice”, cioè quello stato di agitazione più o meno cosciente per la presenza del medico che fa salire la pressione arteriosa a causa della maggior produzione di adrenalina e noradrenalina.

    La renina, come dice il nome, è una sostanza secreta dal rene quando percepisce una diminuzione del volume sanguigno circolante e sodio che causerebbero abbassamento pressorio e sofferenza ischemica a causa della riduzione dell’afflusso di sangue ai tessuti; per sofferenza ischemica si intende la sofferenza del tessuto a cui arriva meno ossigeno attraverso il sangue. Nel sangue la renina agisce su una sostanza chiamata angiotensinogeno facendo liberare angiotensina I; poi un altro enzima – l’enzima convertente o ACE- trasforma l’angiotcnsina I in angiotensina II (nel suo passaggio attraverso i polmoni).

    Quest’ultima ha sostanzialmente tre azioni:
    1. Agisce sulla muscolatura liscia arteriosa determinando costrizione vasale e aumento della pressione;
    2. Agisce sulla corteccia surrenale stimolando la secrezione dell’aldosterone;
    3. Agisce sulle cellule del cuore determinandone crescita e contribuendo anche direttamente all’ipertrofia ventricolare sinistra.

    Il muscolo cardiaco in tali condizioni ha bisogno di aumentare la sua potenza di contrazione: è un meccanismo che la natura ha organizzato per difenderci da una non adeguata irrorazione dei tessuti, ma che alla fine si traduce in un danno. È proprio su questo meccanismo che vanno a lavorare alcuni tipi di farmaci antipertensivi oggi molto utilizzati, i cosiddetti ACE inibitori (che inibiscono l’enzima convertente), e i sartani (che bloccano i recettori dell’angiotensina II).

    Cause secondarie cioè riconoscibili di ipertensione arteriosa invece possono essere l’insufficienza renale, l’aterosclerosi (prima fase, reversibile, in cui si forma una placca grassa sotto il rivestimento interno del vaso detta anche ateroma, la quale può almeno in parte regredire) e l’arteriosclerosi (seconda fase, irreversibile, perche la placca grassa viene sostituita da tessuto fibroso duro come quello di una cicatrice, che non può essere più modificato).
    In casi molto rari l’ipertensione può anche essere dovuta a un tumore funzionante della parte interna della ghiandola surrenale, producente adrenalina, chiamato feocromocitoma.

    Sintomatologia
    Purtroppo, spesso, l’ipertensione arteriosa non provoca disturbi particolari, sicché una persona può convivere anche per molti anni con elevati valori pressori senza saperlo; in questo modo la pressione alta protratta può causare danni lenti e progressivi alle arterie dei principali organi: reni, coronarie, vasi cerebrali, retina. Nei casi più “fortunati” (perché sono un’utile spia di allarme) può determinare una cefalea (mal di testa) cosiddetta di tipo congestizio (cioè con carattere di sensazione di peso o di pulsatilità) o una epistassi (emorragia dal naso) che rappresenta in quei casi
    una provvidenziale valvola di scarico perche può prevenire un’emorragia cerebrale. Ne consegue che di fronte a ogni epistassi bisogna sempre verificare i valori della pressione arteriosa e secondariamente procedere a un controllo otorinolaringoiatria).

    Aterosclerosi e arteriosclerosi
    Come si è detto, l’aterosclerosi è l’infarcimento della parete arteriosa da parte del grasso circolante, specialmente colesterolo; si parla invece di arteriosclerosi quando questo grasso viene sostituito da tessuto fibroso che rende la parete dell’arteria “rigida” (“sclerosi” significa infatti “rigido”).
    Alla base dei processi di atcro e arteriosclerosi ci sono soprattutto gli elevati valori di colesterolo e trigliccridi nel sangue, il fumo di tabacco, la sedentarietà, il diabete mellito e l’obesità, che sono i fattori di rischio più conosciuti. Il tessuto adiposo che sta intorno ai visceri infatti produce una sostanza chiamata interleuchina-6, la quale esercita un’azione infiammatoria sulla parete dei vasi arteriosi, favorendo a quel livello il deposito dei grassi.
    Si tratta di un processo generalizzato che interessa i vasi arteriosi di tutti gli organi, cervello, cuore, reni (di cui velocizza l’invecchiamento) e le arterie degli arti inferiori, e che può creare problemi nel camminare (claudicalo intermittem). Le conseguenze più gravi possono essere per il cervello l’ictus, che letteralmente significa “colpo”, termine usato anche nel linguaggio popolare comune. Questo può essere dovuto alla rottura di un’arteria con fuoriuscita di sangue all’interno del cervello (emorragia cerebrale) oppure all’occlusione completa di un’arteria per un coagulo formatosi in quella sede (trombosi cerebrale) o trasportato dal sangue da un’altra sede, come la parte sinistra del cuore in particolare l’atrio sinistro, e in tal caso si chiama embolo.

    Nel primo caso si parla anche di ictus emorragico, nel secondo di ictus ischemico. A livello del cuore, irrorato dalle arterie coronarie, si determina quella che generalmente si chiama ischemia coronarica, cioè “meno sangue”e quindi ossigeno al cuore. Il cuore è un muscolo che “non sta mai fermo” e pertanto ha bisogno estremo di ossigeno.
    Si va dalle forme più lievi, a volte quasi asintomatiche, a quelle di angina pectoris caratterizzate da dolore dietro lo sterno specialmente durante gli sforzi (in cui la sofferenza è reversibile e non vi è morte delle cellule muscolari del cuore), a quelle più gravi e temibilissime di infarto del miocardio (muscolo cardiaco), in cui vi è la morte di porzioni più o meno estese del muscolo cardiaco e quindi un danno irreversibile, che potrà guarire solo attraverso la formazione di tessuto cicatriziale non più abile alla contrazione.
    Per il rene, l’arteriosclerosi delle arterie renali può determinare gradi più o meno gravi di insufficienza renale cronica. A livello degli arti inferiori si possono avere vari gradi di insufficienza arteriosa fino ai casi più gravi di competenza chirurgica; in questo caso gli clementi causali più significativi sono il fumo di sigaretta e il diabete.
    Inoltre, fra i fattori predittivi di rischio hanno importanza, anche se meno conosciuti, l’aumento dell’amminoacido omocisteina e l’aumento dei ROS (sostanze reattive dell’ossigeno) un tipo di sostanze definite radicali liberi, che hanno la proprietà di interagire con le membrane cellulari di tutte le cellule dell’organismo, favorendone il danneggiamento e l’invecchiamento (comprese quelle delle cellule che rivestono internamente i vasi sanguigni), e con il DNA.
    È normale che si formino radicali liberi e in un certo senso sono un fattore favorente l’evoluzione; esistono meccanismi naturali per contenerne l’aumento. Il problema si verifica o quando ne produciamo troppi, o quando questi meccanismi di difesa sono essi stessi ridotti nella loro efficienza. Fri i fattori di difesa ci sono molte vitamine quali la A, la C, la E, il selenio e molte sostanze appartenenti per lo più al regno vegetale (vedi oltre).

    Tali integrazioni comunque non devono essere praticate indiscriminatamente né in quanto a durata né in quanto a eccessivi dosaggi, in particolar modo per quanto riguarda la vitamina A e il selenio, che a dosaggi eccessivi possono avere effetti tossici e favorire invece le ossidazioni. Si raccomanda di informare il medico di famiglia, col quale è auspicabile avere sempre un rapporto basato sulla trasparenza e la fiducia rispetto ai propri comportamenti in merito all’assunzione di questi e altri integratori. In ogni caso l’arteriosclerosi è un fenomeno che deve essere prima di tutto prevenuto, o curato nella sua fase precoce di aterosclerosi, quando cioè abbiamo solo una placca di grasso e non del tessuto fibroso.
    La medicina ufficiale utilizza farmaci chiamati statine, le quali riducono la produzione di colesterolo da parte dell’organismo, prevenendo e rallentando la formazione della placca aterosclerotica, e riduccndo significativamente l’incidenza di eventi cardiocircolatori (ictus e infarti del miocardio). Pur essendo farmaci in grado di ridurre significativamente questa incidenza, non si deve però dimenticare che possono determinare tossicità epatica e danneggiamento delle fibre muscolari striate.

    Terapie base
    La terapia prioritaria è la rimozione dei fattori causali. Si possono infatti eliminare alcuni fattori che possono incidere sulla pressione arteriosa e in particolare attuando:
    • La riduzione del peso corporeo, con effetto normalizzante;
    • La riduzione di assunzione di alcool, con effetto normalizzante;
    • L’esercizio fisico aerobico moderato (30 minuti al giorno a passo veloce);
    • Una dieta adeguata (vedi paragrafo 9.2.10).

    Fitoterapia
    Possono essere utilizzati uno o più dei seguenti fitoterapia:
    • Biancospino (Crataegus oxyacantd) D 1 gemme: 60-180 gocce al giorno. Ipertensione anche su base emozionale.
    • Vischio del biancospino (Viscum crataegi) TM: 90-150 gocce al giorno.
    • Olivo {Olea europea) D 1 gemme: 50 gocce 3 volte al giorno.
    • Aglio anche sotto forma di Aglio composto Raemil: 30 gocce per 2-3 volte al giorno.
    Considerare la possibilità di interferenze coi farmaci anticoagulanti e antiaggreganti.
    • Tiglio (Tilia tomentosa) D 1 gemme: 40 gocce prima dei tre pasti, soprattutto se l’ipertensione è legata a uno stato di tensione emotiva.

    Oligoelementi
    • Iodio: ipertensione arteriosclerotica.
    • Cobalto: ipertensione ncurovegetativa.
    Una fiala sublinguale di ognuno a giorni alterni.

    Omeopatia
    • Aconitum 10 XMK: ogni 3 settimane; può agire sulla componente stress dell’ipertensione arteriosa.
    • Aurum metaUieum 7 CH: 3 granuli una volta al giorno; ipertensione sistolica; ipertensione dovuta a “pletora” (cioè ad aumento della massa sanguigna) arterovenosa.
    • Arnica 7 CH: 3 granuli al giorno; per le conseguenze sul cuore dell’affaticamento dovuto ai protratti elevati valori pressori e loro conseguenze sulle arterie coronarie.
    • Lachesis 7 CH: 3 granuli al giorno; ipertensione del climaterio e della menopausa.
    • Spigelia 7 CH: 3 granuli al giorno; azione aumentante il tono vagale (che si oppone a quello ortosimpatico ipcrtensivante).
    • Plumbum metallicum 7 CH: 3 granuli al dì; il piombo causa ipertensione con un meccanismo di vasocostrizione causato dall’intossicazione dei gangli del sistema nervoso autonomo il quale regola il flusso nelle arteriole; ne consegue inizialmente vasocostrizione arteriolarc che è essa stessa causa di aumento di pressione; siccome questa resistenza arteriolarc coinvolge anche le arteriole renali, ne deriva un’attivazione del meccanismo della renina-angiotensina-aldosterone che è un’ulteriore fattore di aumento della pressione. Va detto poi che una vasocostrizione protratta e duratura favorisce l’instaurarsi del processo dell’arteriosclerosi. Il tipo di danno che il piombo può causare a dosi ponderali – ne abbiamo una bella “sperimentazione” umana (involontaria naturalmente) nella “malattia dei tipografi”- secondo l’omeopatia può essere curato, o prevenuto o comunque attenuato a dosi diluite e dinamizzate, per esempio a una 5 CH o DH 10, dove per la legge di Avogadro la sostanza è sempre presente; da cui l’uso “omeopatico” del piombo soprattutto nelle torme di ipertensione dell’anziano associate o dovute ad arteriosclerosi.

    Legge del simile
    Similia similibus curentur (o curantur): significa che “i simili siano (o sono) curati dai simili”.
    L’omeopatia si basa sulla legge del simile NON dell'”uguale”: questo significa che essa si propone di curare col piombo diluito e dinamizzato non l’intossicazione da piombo ma disturbi simili a quelli causati dall’intossicazione da piombo. Così come la penicillina diluita e dinamizzata non serve per curare un’infezione. Nessun medico che utilizza l’omeopatia o l’omotossicologia potrebbe mai sostenere o pensare ciò, ma tuttalpiù questa forma può essere utile per gli eventuali effetti collaterali provocati dalla penicillina stessa: per cui lomcopatia/omotossicologia non esclude addirittura l’asso- ciazione coi farmaci classici, ma anzi in molti casi addirittura la propone.

    Omotossicologia
    Variabile associazione di uno o più dei seguenti rimedi che, data la complessità della patologia, è raccomandabile sia gestita da “mano medica”:
    • Adrenalina 15 CH o Injeelforte* 1 volta al giorno.
    • Serotonina D 6: 20 gocce per 2 volte al giorno; esplica un’azione adattogena, cioè fa sopportare meglio lo stress.
    • Gelsemium Homaccord. 10 gocce per 2 volte al giorno; ipertensione labile da stress, ansia, paura.
    • Rauwolfta compositum: 1 fiala tre volte alla settimana; di solito non da sola ma associata ad altri clementi più specifici e individuali.
    • Iper G: 10 gocce per 2-3 volte al dì. Associa rimedi omeopatici dell’ipertensione quali il già citato Aurum, Baryta carbonica, Sulfur, valeriana, passiflora, melissa, a farmaci classici quali il propanololo e la rauwolfia. Tutte queste sostanze presenti in dosaggi omotossicologici, in quelle cioè, che vengono oggi definite low doses.
    • Pilosella compositum: 15 gocce per 2 volte al giorno; è il “diuretico” omotossurologico che unisce vari principi di cui sfrutta il sinergismo.
    • Cralonin: 10 gocce per 3 volte al giorno; soprattutto nella cardiopatia ipertensiva senile, dove si rende opportuno anche “tonificare” il lavoro del muscolo cardiaco.

    Omotossicologia di atero- e arteriosclerosi
    Variabile associazione mediamente di non più di tre dei seguenti complessi:
    • Interleucbina-6 15 CH: 10 gocce per 2 volte al giorno.
    • Barijodeel: 1 compressa 3 volte al giorno. Contiene iodio, cosa di cui è opportuno tenere conto in caso di malattie della tiroide.
    • Solarium compositum: 1 fiala al giorno.

    Oppure:
    • Bio P.L.: gocce 20 gocce per 3 volte al giorno.
    • BFX Secale: 10 gocce per 3 volte al giorno.

    Nosodoterapia
    La parola “nosode” significa letteralmente sostanza che richiama il nome della malattia: in questo caso la lue o sifìlide, uno dei tre grandi “miasmi” (o predisposizioni ad ammalarsi secondo una certa modalità di reazione) identificati da Hahnemann, insieme alla psora e alla sicosi. Luesinum è la diluizione omeopatica di materiale biologico di provenienza da quella malattia, che è stata trattata, diluita e dinamizzata in maniera tale da perdere ogni capacità di provocare malattia, in base alla metodica omeopatica. Allo stesso modo con cui con un vaccino si somministrano microrganismi vivi o
    morti per sollecitare una risposta del sistema immunitario senza causare una malattia vera e propria.
    Luesinum è indicato nel soggetto “fluorico” che può sviluppare forme molto severe di ipertensione particolarmente resistenti alle terapie.
    Le caratteristiche dei soggetti “inquadrabili” nella costituzione fluorica sono:
    • Asimmetrie e anomalie fìsiche, come per esempio denti incisivi distanziati;
    • Lassità, iperdistensibilità delle strutture connettivali, dei legamenti, per cui sono facilmente predisposti alle distorsioni, e della parete venosa, da cui tendenza allo sfìancamento e formazione di varici;
    • Anomalie caratteriali, crudeltà, sadismo, tendenza all’aggressività rivolta verso se stessi e gli altri;
    • Anomalie comportamentali di tipo estremo, genericamente definibili come “perversioni”;
    • Tendenza alle malattie autoimmuni, con le quali un organismo aggredisce se stesso;
    • Predisposizione ad ammalarsi con una modalità reattiva distruttiva dei tessuti, ulcere della pelle e delle superfìci mucose di apparato digerente, respiratorio, genitourinario. Questi soggetti sono chiamati “fluorici” in quanto la sperimentazione omeopatica ha rilevato giovamento dalla somministrazione ad essi di sali derivati dall’acido fluorico, diluiti e dinamizzati.

    Organoterapia
    • Rene Suis: 1 fiala sublinguale a giorni alterni; per agire sul meccanismo della renina.
    • Gianduia suprarenalis: 1 fiala sublinguale a giorni alterni; per agire sul meccanismo deiraldosterone e sul cortisolo.
    • Gianduia paratiroidea: 1 fiala sublinguale a giorni alterni; regola i livelli di calcio sierico, importanti nel regolare il tono della muscolatura liscia arteriolarc
    • Natrium (acidum) oxalacetìcum Injeeh 1 fiala 1-2 volte la settimana; utile se ce ipercolesterolemia; infatti se questo catalizzatore che innesca come uno starter il ciclo di Krebs è carente, l’eccesso degli acetil-CoA che non può essere smaltito nel suddetto ciclo, prende la via metabolica della sintesi del colesterolo. Inoltre questo Ac. ocxalaceticum è anche l’anello di partenza da cui prende il via un ciclo metabolico detto “dell’urea”, che porta alla formazione di NO (ossido di nitrico) il quale svolge un importante ruolo fisiologico di dilatazione vasale e quindi di regolazione della pressione arteriosa.
    Dal momento che nella maggior parte delle forme di ipertensione arteriosa converge, anche se non sempre dimostrata la concomitanza di vari fattori causali (tanto è vero che si parla di ipertensione essenziale), e che gli organotcrapici in forma Injeel (cioè contenenti varie diluizioni) hanno un’azione di modulazione più o meno a seconda delle necessità di quel momento, nulla vieta una loro associazione.

    • Mclilotus Homaccord: 10 gocce per 2 volte al giorno; ipertensioni di tipo congestizio e accessuali.
    • Glonoin Homaccord: 10 gocce per 2-3 volte al giorno; indicato in caso di accessi ipertensivi.
    • Interleucbina-6 15 CH: 10 gocce per 2 volte al giorno; soprattutto nell’ipertensione associata a obesità.

    Dieta
    Si possono adottare le seguenti abitudini alimentari:
    • Riduzione dei grassi saturi nella dieta con effetto normalizzante.
    • Aumento dell’apporto di grassi polinsaturi vegetali: olio extravergine di oliva ottenuto per spremitura solo con procedimenti meccanici (a freddo).
    • Adeguato apporto di acidi grassi essenziali polinsaturi omega 3 contenuti soprattutto nel pesce azzurro (acciughe, alici, trote, salmoni) con effetto normalizzante.
    • Adeguato apporto di acidi grassi essenziali polinsaturi omega 6; questi con l’alimentazione attuale sono largamente presenti nella nostra dieta essendo contenuti in molti vegetali e in particolare nell’olio di girasole.
    I grassi essenziali di tipo omega dovrebbero essere assunti secondo un rapporto ide- ale che è di 3 (omega 6) a 1 (omega 3).
    II termine “essenziale” significa che l’organismo umano non è in grado di sintetizzarli a partire da altri acidi grassi, ma li deve assumere con la dieta.

    Sono molto importanti per quanto riguarda:
    • Struttura delle membrane cellulari;
    • Corretto sviluppo e funzionamento del sistema nervoso centrale e periferico;
    • Formazione dei cosiddetti eicosanoidi (trombossani, prostaglandine, leucotrieni) che regolano la pressione arteriosa, l’aggregazione delle piastrine, le reazioni immunitarie e infiammatorie.

    Opportunità di un apporto equilibrato
    L’acido linoleico viene trasformato in acido arachidonico (AA), un omega-6.
    L’acido alfa-linolcnico viene convertito in acido eicosapentaenoico (EPA) e in acido docosoesanoico (DHA), della serie omega-3. Gli acidi grassi omega-6 non sono pronti per essere utilizzati così come sono, ma devono essere “attivati”, cioè resi metabolicamente attivi dall’enzima deltadesaturasi che quando è particolarmente attiva dà origine all’acido arachidonico. Quando la deltasaturasi è frenata da un adeguato apporto di acido gamma-linolenico (omega-3) prevale la via metabolica che porta alla sintesi di eicosanoidi “buoni”.

    L’acido arachidonico è il precursore di quegli eicosanoidi che vanno ad aumentare la pressione arteriosa, favoriscono l’aggregazione piastrinica, la formazione di trombi, le reazioni allergiche e infiammatorie. Gli acidi grassi della serie omega-3 (EPA c DHA), al contrario, forniscono i substrati per la sintesi di eicosanoidi con effetti metabolici opposti: ipotcnsivi, antiaggreganti, antitrombotici e antinfiammatori. Omega-6 e omega-3 vanno consumati entrambi nelle giuste proporzioni e il loro giusto bilanciamento permette il buon funzionamento dell’organismo. Le proporzioni ideali come già detto sono di 3 a 1.
    L’acido linolcico (omcga-6) e l’acido alfa-linolenico (omega-3), inoltre, utilizzano gli stessi enzimi per essere convcrtiti rispettivamente in acido arachidonico e in EPA o DHA (dclta-5-desaturasi); l’eccessiva ingestione di omega-6 (LA) o di omega-3 sbilancia la produzione di eicosanoidi di una o dell’altra serie provocando uno squilibrio. Gli omega-3 sono quelli di cui siamo più o meno deficitari e dobbiamo cercare di inserirli nella nostra alimentazione perché vanno a determinare la sintesi dei fosfolipidi della membrana delle nostre cellule e delle sostanze che sono state nominate sopra. La corretta strutturazione delle membrane cellulari che deriva da una dieta con un apporto ideale di omcga-3 e non squilibrata verso acidi grassi saturi di origine animali, determina nelle cellule anche una migliore Hcompliancc”cioè dinamicità e capacità di adattamento dei recettori di membrana verso ormoni, citochinc e altri fattori di comunicazione fra le cellule. Questo concetto vale per tutte le cellule, sia per quelle del sistema nervoso, sia per quelle del tessuto adiposo dove può rappresentare uno degli elementi che determinano la resistenza all’insulina caratteristica del diabete di tipo 2.
    Inoltre, gli omega-3 riducono l’attività dei linfociti T-helpcr 1 per cui un loro corretto apporto è utile nelle malattie; per lo stesso motivo non è invece opportuna una toro assunzione in forma di integratori, cioè al di fuori di una normale ed equilibrata dieta nei bambini, che stanno elaborando ancora le risposte immunitarie autoimmuni.

    Inoltre è possibile praticare:
    • L’abolizione del turno con effetto normalizzante;
    • Tecniche di rilassamento, sempre con effetto normalizzante;
    • La dismissione dell eventuale assunzione della pillola anticoncezionale che può in qualche caso favorire valori elevati soprattutto di “minima”.

    Altri consigli alimentari
    Una delle prime cose da fare in questi casi è quella di ridurre significativamente l’apporto di sodio contenuto nel sale e in tutti gli alimenti salati. Il sodio agisce sull’ipertensione soprattutto diastolica (pressione minima) attraverso un meccanismo clic trattiene acqua e sale nella parete arteriosa (per cui la parete si gonfia, il calibro del vaso si riduce, le sue pareti diventano più rigide) e trattenendo acqua all’interno dei vasi per effetto osmotico. Infatti il sodio si porta sempre dietro delle molecole di acqua. Qualora si riscontrino elevati valori dopo una prima misurazione è opportuno procedere a una seconda ed eventualmente una terza, perché spesso i pazienti di fronte alla misurazione hanno una scarica di adrenalina che fa salire la pressione (effetto “camice” di cui sopra).
    Oggi, comunque, grazie all’Holter pressorio (monitoraggio della pressione nelle ventiquattro ore) è possibile avere indicazioni attendibili sugli effettivi valori pressori del soggetto in tutto l’arco della giornata, nelle varie situazioni della vita di tutti i giorni.

    Psicosomatica
    Vasculopatia
    Dal momento che i vasi sanguigni derivano dal mesoderma del midollo cerebrale, una vasculopatia esprime un grosso conflitto di autosvalutazione che riguarda il modo in cui vengono veicolate le informazioni, in quanto il sangue a livello biologico veicola proprio queste ultime. In questi casi possiamo quindi avere grossi problemi di identità/consapevolezza.

    Ictus
    Il problema è nato dalla circolazione arteriosa, che porta il sangue al cervello. Il sangue trasporta delle informazioni, chimiche, biochimiche, immunologiche, quindi il sangue rappresenta la nostra consapevolezza. Quando questa consapevolezza non è abbastanza alta si forma una specie di chiusura: non arriva più la consapevolezza. Più non mi rendo conto di quello che faccio, meno arriva consapevolezza. Conseguentemente il vaso si chiude.

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